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Il metodo che permette la ripolarizzazione emozionale istantanea di traumi anche molto antichi e profondi, con cambiamento del biochimismo cerebrale rilevabile al Bio-Explorer.
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Come nasce la Terapia dei Nuclei Profondi?
La Terapia dei Nuclei Profondi, o TNP, è un metodo di terapia breve integrata elaborato per rispondere alla crescente richiesta di efficacia e di efficienza che i pazienti rivolgono alla psicoterapia. Tale metodo si prefigge il raggiungimento di obiettivi che fino a ieri erano considerati incompatibili, quali la rapidità nel produrre cambiamenti profondi, la ristrutturazione globale della personalità, la stabilizzazione nel tempo dei risultati ottenuti. La TNP nasce sulla base di tre fondamentali operazioni: 1) estrazione degli strumenti teorici e operativi che si rivelano più incisivi dai principali modelli di psicoterapia e approcci al cambiamento («le chiavi del cambiamento») 2) integrazione di tali strumenti al fine di produrre una potente sinergia sul piano terapeutico («effetto laser») 3) codifica in termini protocollari delle procedure per renderle facilmente trasferibili e poterne così replicare i risultati («fattore replay»). Prendendo le mosse da una teoria logico-matematica, la teoria dei tipi logici elaborata agli inizi del secolo scorso da Russell e Whitehead, la TNP mostra come la condizione psicopatologica non sia il risultato di un semplice conflitto, bensì di una condizione di paradosso. Come accade a chi malauguratamente cade nelle sabbie mobili, più si cerca di uscire più si rischia di sprofondare. In terapia può accadere che il paradosso sia trattato alla stregua di un conflitto, il che produce, appunto, l'effetto paradossale, rendendo il percorso volto al cambiamento lungo e faticoso. Come accade a Sisifo, condannato a trascinare un enorme macigno fin sulla cima di una montagna per poi vederlo rotolare di nuovo a valle, il paziente intrappolato nella condizione di paradosso può aver l'impressione di trascinarsi in un percorso interminabile, in cui risultati tangibili stentano a prodursi. A questo punto sorge spontanea la domanda: che cosa crea la condizione di paradosso? Secondo la teoria dei tipi logici si tratta della confusione tra l'individuo come tutto e le sue parti, ciò che può essere riassunto nell'espressione latina pars pro toto, ossia la parte che prende il posto del tutto.
Quali sono le caratteristiche di questo metodo? La TNP intende contribuire al tentativo di attribuire carattere di scientificità alla psicoterapia in fase di elaborazione metodologica. Fino ad oggi si è cercato di validare, sul piano dell'efficacia e dell'efficienza, i diversi metodi già esistenti, attraverso studi controllati randomizzati e osservazionali.
Nella storia della psicologia clinica, l’elaborazione dei metodi di psicoterapia è stata perciò affidata in massima parte al genio e alla creatività dei fondatori dei vari modelli. Nel tentativo di formalizzare il metodo già in fase di elaborazione, nella costruzione della TNP sono stati applicati i seguenti criteri:
Il criterio dell’integrazione rappresenta il punto di partenza del lavoro di elaborazione e prende le mosse dalla domanda: «qual è il metodo psicoterapeutico migliore?». La risposta non può che essere «tutti!». Ciò trova giustificazione nell’unanime consenso a proposito del fatto che nessun approccio è in grado di affrontare, con eguale successo, le diverse forme di psicopatologia. Questa constatazione alimenta attualmente l’opera d’integrazione tra vari metodi e teorie, frontiera tra le più promettenti dell’odierna ricerca nel settore della clinica psicologica.
Ogni metodo si dimostra potenzialmente efficace nei confronti di un particolare aspetto della problematica del paziente. Mettendone assieme un certo numero si dovrebbe perciò ottenere un metodo potenzialmente valido nel trattare con successo la maggior parte dei problemi psicologici umani. Sulla base di tale considerazione, dai principali modelli ed approcci sono state così estratte le chiavi del cambiamento, ossia i fattori che sembravano rivelarsi maggiormente attivi nel produrre un cambiamento migliorativo nel paziente.
La TNP è quindi il risultato dell'integrazione di alcuni tra i massimi sistemi della psicoterapia tradizionale, quali la psicoanalisi (vedi in particolare i contributi di Alexander e French, Fairbairn), l'approccio cognitivo-comportamentale, la gestalt therapy (Perls), lo psicodramma (Moreno), l'analisi bioenergetica (Lowen), la terapia incentrata sul cliente (Rogers), l'analisi transazionale (Berne), la cibernetica, la sistemica e la terapia familiare (Bateson, Milan approach), la pragmatica della comunicazione (Watzlawick et al.).
Sono stati integrati anche approcci al cambiamento rapido, quali il modello ipnotico di Milton Erickson, la programmazione neurolinguistica (Bandler e Grinder) e la terapia breve strategica (Watzlawick e Nardone).
Il criterio della congruenza entra in gioco poiché le chiavi del cambiamento così estratte devono essere opportunamente integrate piuttosto che semplicemente accostate o giustapposte, al fine di evitare potenziali conflitti interni sul piano teorico o metodologico e produrre la più potente sinergia possibile o effetto laser.
Ciò che ne dovrebbe risultare è un metodo che possiede un certo numero di qualità emergenti rispetto alle componenti iniziali, ossia di potenzialità terapeutiche che nel loro insieme si rivelano diverse da quelle relative alla varie componenti considerate a se stanti e superiori alla loro somma.
Il criterio della consistenza evidenzia la necessità di una teoria che inglobi una visione della personalità, del disagio e della terapia, al fine di stabilire un sostanziale collegamento tra queste diverse dimensioni. In tal modo la psicopatologia si troverebbe allineata con la psicologia della normalità, la qual cosa creerebbe un continuum compreso tra questi due poli, piuttosto che una contrapposizione dicotomica tra realtà considerate sostanzialmente diverse.
Si possono così, evitare le insidie insite in una prospettiva esclusivamente improntata al problem solving: troppo spesso il clinico appare un esperto dalla «malattia» piuttosto che della salute.
Il criterio della globalità prende invece le mosse dalla considerazione secondo la quale è importante riferirsi ad un modello teorico che, per quanto possibile, colga i fondamentali generatori della psiche, del comportamento e delle dinamiche relazionali. La teoria dei quattro generatori, che fornisce sostegno alla TNP sul versante più schiettamente operativo, prende in considerazione quattro fondamentali fattori: bisogni, emozioni, convinzioni e valori.
Il criterio della comunicazione appare fondamentale sul piano dell'applicazione del metodo, in forza del fatto che lo strumento elettivo – nonché molto spesso l’unico – che il terapeuta ha a propria disposizione per attuare il cambiamento è, a differenza del medico e di altri professionisti del settore terapeutico, la comunicazione. Più in generale, si tratta della cornice più ampia che si rivela trasversale ad ogni modello psicoterapeutico. Occorre perciò individuare i differenti modelli e strumenti del cambiamento sul piano di quella che possiamo definire la comunicazione terapeutica. Il criterio della trasferibilità prevede, infine, l’individuazione, l’accurata descrizione e la protocollizzazione delle diverse fasi del percorso terapeutico sul continuum «astrazione teorica-concretezza operativa». La precisa codifica del metodo in termini di sequenza di fasi o passi terapeutici rende la TNP una procedura direttamente trasferibile ad altri professionisti e quindi da questi facilmente applicabile, amplificando quindi al massimo la possibilità di replicarne i risultati. Lo scopo è rendere sempre più rilevante la variabile metodologica, incrementando l’efficacia e l’efficienza del terapeuta a tutto vantaggio del paziente.
Come funziona? La TNP considera i problemi umani come una sorta di indicatori. La sofferenza che costituisce il nucleo vibrante di ciò che definiamo «problema» è come un filo di Arianna, in grado di guidarci verso la sua origine, permettendoci di recuperare il primo episodio in cui si è manifestata. Mentre il filo che Arianna porge a Teseo vuole guidare l’eroe fuori dal Labirinto, il filo delle emozioni ha il potere di farci penetrare nell’antico cuore della nostra infanzia. Seguendo questo filo ci troviamo inaspettatamente al cospetto dei personaggi che animano il nostro mondo interno: il bambino che eravamo, i suoi genitori e quelle figure che hanno ricoperto un ruolo importante nell’emergere di quelle stesse emozioni. Si tratta dei personaggi del nostro teatro interiore o Nuclei Profondi. Ben lungi dall’appartenere al passato, essi continuano ancor oggi – non importa a distanza di quanti anni – a mettere in scena quegli stessi drammi, a recitare lo stesso identico copione relazionale spesso dai toni drammatici. L’esperienza clinica che soggiace alla TNP suggerisce al terapeuta di agire come un regista teatrale, che guida l’azione dei vari attori dando forma alla loro espressione e attribuendo una dimensione coreografica alla loro interazione. La soluzione all'antico trauma, o imprinting, è alquanto inattesa e, per certi versi, contraria al buon senso. Invece che cercare di cancellarlo, negarlo, ricoprirlo con esperienze piacevoli, accettarlo come tale, farsene una ragione, cercare di viverlo in maniera diversa o integrarlo nella nostra vita di adulti, viene fatto evolvere ulteriormente. Immaginiamo che il trauma infantile sia un seme. Nel momento in cui permettiamo a questo seme di germogliare e di crescere, anche se non abbiamo in alcun modo cercato di eliminarlo o distruggerlo, una volta divenuto una pianta esso non esisterà più come seme. La sua natura risulterà per sempre mutata. Possiamo quindi pensare ai traumi infantili come qualcosa da eliminare – la qual cosa ci porrà di fronte all'impossibilità di distruggere le energie emozionali spiacevoli che li caratterizzano come tali – o come qualcosa da far evolvere – come appunto nel caso del seme. Analogamente a quanto accade in una famiglia, dove i problemi di comunicazione sono alla base di un malessere condiviso, non possiamo pensare di eliminare qualcuno che entra in conflitto con qualcun altro. Si deve necessariamento pensare ad un altro tipo di soluzione, che tenga conto dei bisogni di ognuno. Diventa in questo caso evidente la necessità di far evolvere la comunicazione tra i suoi membri, in modo positivo e produttivo per tutti, nessuno escluso. In modo del tutto analogo, il conflitto tra i personaggi del teatro interiore del paziente può essere facilmente ricomposto, ristabilendo tra loro una forma di comunicazione più consona alla globale dimensione della famiglia. Lo stabilirsi di un modo diverso di comunicare costituisce perciò il punto d'inizio di un profondo cambiamento. Il terapeuta, nella sua veste di regista, permette dunque ad ogni personaggio di entrare in scena, di essere riconosciuto e di esprimersi. Ecco che al seme viene permesso di germogliare e di crescere, assecondando così quella sua naturale tendenza che lo condurrà ad una profonda e stabile trasformazione. In tal modo, questa sorta di famiglia interiore potrà tornare a essere unita e il comportamento sintomatico, la reazione inappropriata o la relazione fonte di sofferenza – ossia tutti quegli aspetti del comportamento che segnalavano la necessità di cambiare qualcosa – non saranno più necessari e potranno perciò iniziare a sciogliersi come neve al sole. L'obiettivo che la TNP si prefigge è quindi l'armonizzazione del mondo psichico, l'integrazione dei Nuclei Profondi. |